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lunedì 19 ottobre 2020

La Fontana di Trevi di Totò e Peppino


Una sentenza "clamorosa, "inattesa", "strana" quella che ha condannato in primo grado i Bravi Viola & Profumo.

Il virgolettato è del vostro amato caporedattore fuori sede, evidentemente stizzito (anche) da questa sedicente sentenza del tribunale di Milano (Milano, non Siena).

Sei anni di carcere, multa da 2,5 milioni di euro, risarcimento per le parti civili, interdizione dei pubblici uffici per 5 anni e dalle cariche direttive nelle imprese per 2 anni: questa la sentenza del tribunale. E perchè mai tutto 'sto accanimento?

Non vi fate fuorviare dagli aggettivi del caporedattore fuori sede... Se leggete da qualche tempo Wiatutti, avrete ben presente il Problema, sostenuto ad oltranza, ad esempio, da Falaschi e Bivona, ai quali dobbiamo dire grazie per essere giunti a questo stato delle cose. Il problemino sta nei famigerati Santorini & Alexandria, registrati nei conti MPS come portafogli di titoli di stato miliardari, ma in verità garanzia di derivati con cui MPS assicurava da un eventuale default itagliano le controparti Deutsche Bank e Nomura. In parole povere, una truffa da Peppino e Totò, quando cercavano di vendere ad un ignaro straniero la Fontana di Trevi, in questo caso rappresentata dalla falsa rappresentazione della situazione patrimoniale della banca. Nei termini processuali, ciò si è trasformato nel reato di aggiotaggio e false comunicazioni sociali.

Sia chiaro, il tutto iniziò con l'era di Beppe Beppe (a sua volta già punito per le medesime vicende). Ma, contrariamente a quanto sostenuto dai PM (notate bene: PM, non difesa) secondo cui il nuovo management aveva evidenziato le perdite in bilancio, e contrariamente a quanto richiesto dalla Procura di Siena in fase di indagine, ovvero l'archiviazione del caso, sono stati i circa 5.000 piccoli azionisti presentatisi come parti civili, fra cui l'Associazione Buongoverno, dapprima ad opporsi alla richiesta di archiviazione, poi ad ottenere del gip di Milano l'imputazione coatta di Viola & Profumo, provocando di default la richiesta di rinvio a giudizio dei sostituti procuratori. Ma prima di ciò, sempre i PM avevano per ben tre (3) volte chiesto l'archiviazione e per ben tre (3) volte i giudici delle indagini preliminari avevano deciso diversamente. "Strano", mi verrebbe da commentare, se fossi un caporedattore fuori sede.

Insomma, Procura di Siena e PM contro piccoli azionisti. E perchè mai queste merde dei piccoli azionisti han voluto portare avanti il giudizio? Perchè avevano perso migliaia di euro per la reiterata tentata vendita della Fontana di Trevi. Vi faccio un solo esempio, così capite meglio. Uno dei circa 5.000 è stata una famiglia di Dairago con figlia grave disabile a carico, che, grazie alla condotta del magico duo, aveva visto andare in fumo circa 800.000 euro investiti. E che ora avrà diritto ad un risarcimento.

Due note a margine, per terminare il quadretto.

L'attuale management di MPS non ha aperto bocca, né si è costituito parte civile. Anzi, si ricorda come il 30 luglio 2020 il CdA di MPS abbia votato all'unanimità contro l'azione di responsabilità a Profumo. Peccato, un'occasione mancata per proteggere gli interessi della banca, che comunque è stata chiamata al pagamento di 800.000 euro di sanzione ed al pagamento delle spese processuali ed il cui ex Presidente del collegio sindacale Paolo Salvadori è stato condannato anch'egli a 3 anni e 6 mesi.

Leonardo (ex Finmeccanica) si è subito sbrigata a tagliare corto sulla attuale posizione dell'AD Profumo: "In relazione alla condanna in primo grado di Alessandro Profumo relativa al precedente ruolo di Presidente di Mps, la società precisa che non sussistono cause di decadenza dalla carica di amministratore delegato di Leonardo ed esprime piena fiducia nella sua azione auspicando un percorso di continuità". Roba poco apprezzata dai mercati (ebbene sì, proprio quelli che piacciono tanto a Profumo), dato che Leonardo ha subito beccato un -4% in borsa, dopo tale dichiarazione. Ma Leonardo è coerentissima, trattandosi di azienda che non ha mai recepito la clausola etica prevista dalla Direttiva Saccomanni del 2013, che dispone la non eleggibilità o decadenza dalla carica per coloro che hanno ricevuto un decreto di rinvio a giudizio o di condanna per alcuni reati.

Ecco, questo è il contesto della "clamorosa, "inattesa", "strana" sentenza. Ma dove si vuole andare con questa gente perennemente fra i coglioni?


"In questo processo, di fatto, l’accusa è stata portata avanti solo dalle parti civili"

(Avv. Mauro Minestroni)

1 commento:

  1. Ma dove si vuole andare con questa gente perennemente fra i coglioni?...
    poco lontano. C'è solo da sperare che si sia toccato il fondo ma dubito. La connivenza qui ha dell'incredibile, roba da far impallidire la mafia russa e cinese assieme
    Sanguebianconero

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