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venerdì 25 ottobre 2013

Brescia - Siena e l'art attack

Correva l’anno 1995 ed io e gli amici di sempre eravamo soliti, ogni lunedì sera, ritrovarci a giocare a Risiko. Si stava affacciando, quell’anno, un nuovo fenomeno: il fantacalcio. E noi avevamo organizzato il nostro primo campionato. Così quegli appuntamenti diventavano anche un'occasione per meleggiarci reciprocamente.





Non mi ricordo come, ma uno di noi (probabilmente Lallo NDR) ad un certo punto disse: “Certo che in serie A hanno dei fisici, sono tutti tirati”, e di rimando un altro: (Focus NDR “Tutti, tranne quelli del Brescia che sono grassi”. In quel frangente, il Brescia era allenato da un certo Gigi Maifredi, un nome che è tornato di moda di recente a casa delle Rondinelle, sia pure per lo spazio di un mattino. Quell’anno la leonessa d’ Italia annaspava melanconicamente a fondo classifica e finì il campionato ultima con soli 12 punti in 34 partite.
Non so come mai, ma quella frase mi è tornata subitamente in testa allorché, al momento di affidarmi il pezzo, Almuta mi ha richiamato dicendomi “Ti segnalo Sodinha, che è fortissimo”.
Non vi nego che non conoscevo Sodinha, ma che come l’ho cercato su google l’ho amato anche io al primo sguardo. Colpo di fulmine, pari pari come quello che ebbi per Ze Love (auguro però a Sodinha da lunedì, un futuro migliore del compianto e rimpianto Dottor Amore).
Con quella faccia un po' così e quel fisico da torneo aziendale più che da calciatore professionista, uno come Sodinha te lo aspetteresti sul campo di Custoza per il torneo Endas e invece è l’uomo su cui Mister Bergodi sta puntando fortissimo per rendere al Brescia le ambizioni di serie A di inizio estate.
Certo mi rimane difficile pensare a che tipo di rapporto può aver avuto uno come Sodinha, ex giovanili Udinese, dotato di piedi prelibati, buzza incipiente (87 kg per meno di 1 m 80) e una spiccata propensione al gioco di attacco, con il profeta di Bellinzona, teorico dell’autostima, del livello prestativo, della difesa che parte dall’attacco e latore di perle come “la palla libera è la morte della linea difensiva”.
Ma Sodinha è solo l’ultimo rappresentante di un nutrito stuolo di pedatori non dotati propriamente di un fisico da Etoile. Basti pensare all’ultimo Ronaldo, al mitico Gazza Gascoigne, al Cassano madrileno, a Riganò nella sua parentesi in maglia bianconera, senza dimenticare Miccoli, Maradona, l’ultimo Brolin, ed infine Neville Southall leggendario portiere dell’Everton, solo per citarne alcuni.
Andando ad analizzare la rosa delle Rondinelle, troviamo alcune vecchie conoscenze come il 35enne Massimo Paci, Paolo Grossi e l’altro ex della partita Daniele Corvia. Il Brescia sta attraversando un buon momento e proviene da una vittoria con il Cittadella. Da quando mister Bergodi si è seduto sulla panchina bresciana ha raccolto un bottino di 5 punti in tre partite ed ha riportato serenità all’ambiente dopo la sbornia di inizio anno dovuta in gran parte alla tattica elaborata in cantina dal seguace di Sepulveda.
Fino a poco tempo fa infatti il Brescia aveva fatto parlare di sé soprattutto per vicende extra calcistiche (le dimissioni imposte al secondo di Giampaolo, Gallo, reo di essere ex Atalantino) e la scomparsa post sconfitta dell’allenatore capo, che si era dato alla macchia senza comunicare nulla alla società e senza lasciare alcuna traccia della sua esistenza in vita. Poi da buon Messia, al terzo giorno è resuscitato ed è salito a Bellinzona.
La sfida di sabato al Rigamonti è una tappa delicata per il Roburrone, chiamato a riscattare la sconfitta interna con il Palermo. Storicamente il campo bresciano è sempre stato avaro di soddisfazioni. Personalmente ricordo ancora come un incubo un Brescia - Siena del 6 gennaio 2004, quando Papadopulo decise di rinunciare a Chiesa e mettere in marcatura del Divin Codino (al rientro dopo un infortunio di 38 giorni) nientepopòdimenoche Argilli. Sotto di due reti, il Siena tra i minuti finali del primo tempo e il primo minuto del secondo, riuscì a riacciuffare un momentaneo pareggio, proprio con i gol del numero 8 bianconero e del mitico Tore Andre Flo. Ma uno show personale di un immarcabile Baggio, che fece a suo piacimento il bello ed il cattivo tempo, indirizzò inevitabilmente la partita che fini 4-2.
Ma, come diceva il finale di Via col Vento, non pensiamoci; dopotutto “domani è un altro giorno”



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